Da ansia anticipatoria a nostalgia anticipata: e se il futuro (invece di farci paura) ci aiutasse a vivere appieno il presente?
- debbilevi
- 18 giu
- Tempo di lettura: 3 min

Forse ti è capitato di pensarlo osservando tuo figlio che gioca, durante una cena con gli amici o mentre eri in vacanza con la persona che ami. Per un attimo hai sentito una leggera malinconia. Ma, nello stesso momento, anche una profonda gratitudine.
La psicologia ha iniziato solo recentemente a studiare questo fenomeno, chiamandolo nostalgia anticipata, anticipated nostalgia- (Cheung et al., 2020; Cheung, 2023).
E’ un concetto che potrebbe insegnarci molto su un nuovo modo per affrontare l’ansia, emozione strettamente connessa al futuro.
La mente viaggia continuamente nel futuro
La nostra mente possiede una capacità straordinaria ma anche faticosissima: può immaginare ciò che ancora non esiste . Ci permette di programmare, prevenire i pericoli e prepararci alle difficoltà.
Ma questa stessa capacità ha anche un lato oscuro. L’ansia.
Quando siamo ansiosi, il futuro diventa il luogo delle possibilità peggiori.
“E se mi ammalassi?”
“E se perdessi chi amo?”
“E se non fossi all’altezza?”
La mente costruisce continuamente scenari di minaccia. Ed è così convincente che il nostro sistema nervoso reagisce come se quegli eventi fossero già accaduti.
Ma esiste un altro modo di usare il futuro.
Negli ultimi anni alcuni ricercatori, tra cui Wing-Yee Cheung, Constantine Sedikides e Tim Wildschut, hanno descritto un fenomeno sorprendente. Le persone non usano il futuro solo per immaginare i pericoli.
Lo usano anche per dare valore al presente.
È ciò che accade quando, vivendo un momento felice, pensiamo:
“So già che un giorno ricorderò questo istante con tenerezza.”
Non stiamo ancora provando nostalgia.
Stiamo immaginando che un giorno la proveremo.
Ed è proprio questa previsione a cambiare il modo in cui viviamo il momento presente.
Il paradosso della nostalgia anticipata
Verrebbe da pensare che immaginare la fine delle cose ci renda più tristi.
In realtà succede spesso il contrario.
Sapere che un momento non durerà per sempre ci porta a viverlo con maggiore intensità. Ascoltiamo meglio. Guardiamo di più.
Respiriamo più lentamente. Scattiamo una fotografia. Abbracciamo qualcuno qualche secondo in più.
Chiamiamo questo processo savoring, cioè la capacità di assaporare pienamente un’esperienza mentre la stiamo vivendo.
Paradossalmente, è proprio la consapevolezza dell’impermanenza ad aumentare la presenza.
Due viaggi verso il futuro: dall’ansia al godimento del presente
Riflettendo su questi studi mi è nata una domanda. E se ansia anticipatoria e nostalgia anticipata fossero due modi diversi di utilizzare la stessa capacità della mente?
In entrambi i casi la mente viaggia nel futuro.
Ma cambia completamente ciò che cerca.
L’ansia domanda:
“Che cosa potrei perdere?”
La nostalgia anticipata domanda:
“Che cosa sto vivendo oggi che un giorno sarà uno dei ricordi più preziosi della mia vita?”
La direzione temporale è identica.
La direzione dell’attenzione è completamente diversa.
Il futuro che ci riporta all’oggi
Pensiamo spesso che vivere nel presente significhi smettere di pensare al futuro.
Forse non è sempre così. Esiste quindi un modo di utilizzare il futuro proprio per tornare all’adesso dando un valore unico al presente.
Quando immaginiamo che questo momento diventerà un ricordo prezioso, improvvisamente smettiamo di viverlo distrattamente.
Ci accorgiamo della voce dei nostri figli. Del profumo del caffè. Delle rughe sul volto dei nostri genitori. Della mano della persona che amiamo.
Il futuro diventa una lente che mette a fuoco il presente.
Una domanda diversa
Quando siamo in ansia chiediamo continuamente alla nostra mente:
“Come posso evitare che succeda qualcosa di brutto?”
È una domanda comprensibile.
Ma raramente ci restituisce serenità.
Forse possiamo iniziare ad affiancarne un’altra.
“Tra vent’anni, quali momenti della mia vita di oggi spero di ricordare con più nostalgia?”
La risposta, molto spesso, ci indica ciò che conta davvero.
Un piccolo esercizio
Questa sera, prima di andare a dormire, prova a fermarti un minuto.
Ripensa alla tua giornata.
Non cercare l’evento più importante.
Cerca il momento per te significativo.
Una risata. Un abbraccio. Una passeggiata.
Uno sguardo.
Poi chiediti:
“Se tra vent’anni potessi rivivere solo un minuto di questa giornata, quale sceglierei?”
Forse scoprirai qualcosa di sorprendente.
Che quel minuto non appartiene al futuro.
Sta accadendo proprio adesso.
La paura per il futuro lascerà lo spazio alla gratitudine per il presente.
Dott.ssa Deborah Levi
Studio di Psicologia



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