Perché la mente vede pericoli anche quando non ci sono ? Il nostro sistema nervoso è programmato per sopravvivere, non per stare tranquilli.
- debbilevi
- 17 mar
- Tempo di lettura: 5 min

Se osserviamo con attenzione ciò che accade dentro di noi, emerge una constatazione tanto semplice quanto sorprendente: la mente non è stata progettata per renderci felici, ma per mantenerci vivi.
Pensiamo di essere creature razionali, capaci di scegliere con lucidità. E in parte lo siamo. Ma basta poco per accorgerci che sotto la superficie della nostra razionalità esiste un sistema molto più antico che prende decisioni prima ancora che la coscienza abbia il tempo di intervenire.
Basta un messaggio che non riceve risposta. Uno sguardo che interpretiamo come giudicante. Una parola detta nel momento sbagliato.
Improvvisamente il corpo cambia stato. Il cuore accelera, lo stomaco si chiude, i muscoli si irrigidiscono. E mentre il corpo reagisce, la mente comincia a costruire interpretazioni, fino a veri e propri stati di ansia e rimuginazione.
Non è debolezza. È il nostro sistema nervoso che entra in azione.
Un cervello antico dentro una mente capace di pensare
L’evoluzione non procede cancellando ciò che esiste già. Piuttosto stratifica.
Le parti più antiche del cervello, quelle che condividiamo con molte altre specie animali, sono dedicate alla sopravvivenza immediata. Sono strutture rapide, efficienti, poco interessate alla riflessione. Il loro compito è semplice: riconoscere rapidamente ciò che potrebbe essere pericoloso e preparare il corpo ad agire.
Molto più tardi, nel corso dell’evoluzione, si è sviluppata la neocorteccia, la parte del cervello che rende possibile il linguaggio, il pensiero astratto, la capacità di immaginare il futuro e riflettere su noi stessi.
Il risultato è affascinante e, allo stesso tempo, paradossale.
Siamo capaci di analizzare il mondo con grande complessità, ma il nostro organismo continua a reagire con circuiti biologici progettati per affrontare minacce immediate, come una tigre vera e propria o l'assenza di cibo.
Quando qualcosa viene percepito come potenzialmente pericoloso, il sistema nervoso non aspetta la valutazione razionale. Attiva prima il corpo e solo dopo — eventualmente — lascia spazio al pensiero.
Il sistema nervoso: attivazione e sicurezza
Per comprendere davvero perché reagiamo in questo modo è utile osservare il funzionamento del sistema nervoso autonomo, quella parte del sistema nervoso che regola automaticamente molte funzioni vitali: il battito cardiaco, la respirazione, la digestione, il tono muscolare.
Questo sistema è organizzato intorno a due grandi circuiti che lavorano in equilibrio tra loro e prevalgono uno sull'altro: il sistema nervoso simpatico e il sistema nervoso parasimpatico.
Il sistema simpatico è il circuito dell’attivazione. Quando il cervello percepisce un possibile pericolo — anche solo potenziale — una struttura del sistema limbico chiamata amigdala invia rapidamente segnali che attivano questo sistema.
In pochi istanti l’organismo entra in uno stato di allerta: il cuore accelera per portare più ossigeno ai muscoli, la respirazione diventa più rapida, i muscoli si tendono, la digestione rallenta e nel sangue vengono rilasciati ormoni come adrenalina e cortisolo.
Il corpo si prepara ad agire: attaccare, fuggire o immobilizzarsi.
Questo sistema è straordinariamente efficiente. È ciò che ha permesso agli esseri umani di sopravvivere per migliaia di generazioni.
Accanto a questo circuito esiste però un altro sistema, altrettanto fondamentale: il sistema nervoso parasimpatico, che svolge la funzione opposta. Quando il pericolo è passato, questo sistema riporta l’organismo in uno stato di calma e recupero: rallenta il battito cardiaco, regolarizza la respirazione e riattiva la digestione.
È il sistema che permette al corpo di tornare alla sicurezza.
Il ruolo del nervo vago
Un ruolo centrale in questo equilibrio è svolto dal nervo vago, il nervo cranico più lungo del corpo umano. Origina nel tronco encefalico e si estende fino a molti organi interni come cuore, polmoni, stomaco e intestino.
Il nervo vago è uno dei principali canali attraverso cui il cervello regola lo stato fisiologico dell’organismo.
Quando questo circuito è attivo, il corpo entra in uno stato di calma e disponibilità relazionale: il respiro diventa più profondo, il battito cardiaco rallenta, il viso si rilassa, la voce si modula. È la condizione biologica che rende possibile la connessione con gli altri, l’ascolto, la curiosità.
Negli ultimi anni, grazie anche agli studi di Stephen Porges e alla teoria polivagale, è diventato sempre più chiaro che il senso di sicurezza che proviamo non è solo psicologico, ma profondamente fisiologico.
Il modo in cui percepiamo il mondo dipende in larga parte dallo stato del nostro sistema nervoso.
Perché la mente cerca i problemi
Se guardiamo alla nostra storia evolutiva, tutto questo diventa più comprensibile.
Per centinaia di migliaia di anni gli esseri umani hanno vissuto in ambienti in cui riconoscere rapidamente un pericolo poteva fare la differenza tra vivere e morire.
In quel contesto sopravviveva chi era più sensibile ai segnali di minaccia.
Il cervello umano si è quindi specializzato in una funzione molto precisa: individuare ciò che potrebbe andare storto.
Russ Harris (pioniere dell'approccio psicoterapico ACT) lo descrive in modo molto efficace: la mente è una macchina per rilevare problemi.
Il punto è che oggi la maggior parte delle minacce non è fisica. Sono situazioni relazionali, sociali, simboliche: una critica, un rifiuto, un silenzio, un esame universitario, una sfida professionale e moltissimi altri stimoli quotidiani che viviamo come minaccia.
Eppure il nostro sistema nervoso reagisce con lo stesso circuito biologico.
Quando la mente racconta storie
Prendiamo una situazione semplice e quotidiana. Scriviamo a qualcuno e non riceviamo risposta.
Nel giro di pochi minuti la mente comincia a produrre interpretazioni: forse ho detto qualcosa di sbagliato, forse si è offeso, forse non gli importo abbastanza.
Nel frattempo il corpo entra in uno stato di tensione sottile ma percepibile.
La mente produce una storia e il corpo reagisce come se fosse la realtà.
Nell’Acceptance and Commitment Therapy questo processo viene chiamato fusione cognitiva: la tendenza a prendere i pensieri come se fossero fatti.
Non dobbiamo vincere contro la mente
A questo punto potrebbe sembrare che il problema sia la mente stessa. Ma non è così.
La mente sta facendo esattamente ciò per cui è stata progettata: anticipare i problemi per proteggerci.
Il punto non è eliminare pensieri difficili o emozioni intense. Il punto è cambiare il modo in cui ci relazioniamo a essi.
Quando impariamo a osservare i pensieri senza identificarci completamente con essi, qualcosa cambia. La mente continua a produrre storie, ma smette di determinare automaticamente la direzione della nostra vita.
Possiamo continuare a muoverci nella direzione di quello che conta per noi, anche quando dentro di noi si muovono paura, dubbio o incertezza.
La mente non è il nemico
Comprendere il funzionamento della mente e del sistema nervoso produce spesso un effetto inatteso: riduce il bisogno di combattere contro se stessi.
Il punto è che utilizza strumenti biologici molto antichi per affrontare problemi estremamente moderni.
Dentro ciascuno di noi convivono due dimensioni: un antico sistema di sopravvivenza e una coscienza capace di osservare, comprendere e scegliere.
Ma non tutte meritano di guidare la nostra vita.
Dr.ssa Deborah Levi Psicologa Clinica – approccio CBT ACT- Ricevo a Milano (Cernusco S/N) e Online.



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